Recensioni

 

Antonio Malmo

Critico- Corrispondente de “Il Pungolo”

Membro della Redazione della Rivista “ACCADEMIA DI FIRENZE”

Devo confessare che sono stato particolarmente colpito dalla poliedrica personalità e dalla eccellente qualità delle opere dell’artista Francesco Orefice. Certo anche se meno drammaticamente che ne “L’URLO” del Munch, pure si avvertono nelle atmosfere da lui dipinte, l’idea estrema del grido e l’angoscia esistenziale che affiorano liricamente nella matrice del “soggetto paesaggio” con grande sintesi di coinvolgimento. Non v’è alcun dubbio che il feeling emotivo che si stabilisce tra l’artista e il soggetto, con ritmica e suggestiva alternanza di grande luminosità e di atmosfere “crepuscolari”, crea una pagina aperta sulla condizione psicologica che anima il suo mancato creativo. Il suo “credo “nell’arte supera ogni frontiera e ogni barriera di mode e di correnti, del presente e del passato e si afferma in virtù di una forza creatrice particolarmente fertile e singolare nei moduli e nei modelli. Francesco Orefice estrinseca attraverso il segno e i suoi colori una energia, dinamica, spigliata, propulsiva e possiamo cogliere nella spazialità della tela quali sogni, quali visioni, quali ideali e quali idealità albergano entro i meandri della sua spiritualità, che da sempre hanno costituito “la realtà” del suo mondo pittorico. Innegabile è il suo bisogno interiore di fuggire la trista “mediocrità” del presente, del quotidiano vissuto tra violenze di ogni sorta e miseria spirituale. Uomo ed artista sensibilissimo ed attentissimo alle mille e continue trasformazioni in atto nella società contemporanea, Francesco Orefice con notevole potenza espressiva, attraverso il segno ed il colore, coglie la drammaticità dell’attuale momento storico, tristemente segnato dalla sete di potere moto diffusa nella società contemporanea. Le tematiche ricorrenti nella sua pittura sono il paesaggio naturalista e le “nature morte”: paesaggio come stato d’animo e la magia della natura morta con l’apoteosi del colore e della luce, entrambi riflessi di una di una rappresentazione idealistica che si fa poesia. Certo, suo intento principale è senz’altro quello di comunicare e di trasmettere la “bellezza” ed il candore delle “memorie che rappresentano e sono per lui l’anima e l’essenza che riscoprono i luoghi dell’anima e del tempo. Francesco Orefice, con umiltà e con totale dedizione alla pittura, ha saputo interiorizzare percezioni visive ed è stato in grado di farle proprie nella visionarietà del preconscio, pregne del suo respiro di persona razionale con il delicato profumo in cui affiorano sensazioni e sogni. Direi che nelle sue opere la brillantezza dei colori e la luminosità delle atmosfere acquistano il significato di “fiducia” nell’uomo e nella vita stessa e , a mio giudizio, delle sue valenze pittoriche, particolarmente degne di nota sono la spazialità e la libertà di far interagire segno e colori per ottenere così le sue opere d’arte e vi possiamo cogliere l’iperdimensionalità tra materia e spirito e spirito e metafisica del sogno: filtri sospesi per un’interazione geoplastica del naturalismo. Una straordinaria forza della natura e una ineguagliabile energia creativa, che non si esaurisce mai, come un vulcano mai spento, attivo, sorreggono l’artista quando con differenti accenti di luminosità cromatica, narra, rievoca propone, suggerisce nell’euforia gioiosa di poter cogliere il principio primo della realtà e del fine ultimo della nostra esistenza con delicatezza espressiva sognando, immaginando, correndo sulle ali della fantasia per riprodurre sulla tela le sue fole, le sue chimere e la sua ricchezza spirituale attraverso i suoi “paesaggi”, dal cielo terso e azzurro, ben lontani dalla realtà squallida delle nostre metropoli e delle nostre periferie. Percorsi senza dubbio di rara potenza d’immaginazione, viatici inconfondibili di un mondo esterno, che sfuggono alla razionalità, che non conoscono principi e regole ma che sono piuttosto dominio della fantasia, della creatività pura. Francesco Orefice, ricco di un classicismo romantico pervaso di forte passionalità usa i pennelli come il poeta usa i versi per tramandare ai posteri la storia con il senso vero delle cose che riesce a immortalare e tradurre in immagini. La sua piccola casa nel bosco “tende all’arte”totale” intesa per rivalutare l’ordine del segno, dei rapporti nella figura, di una rappresentazione che ferma la prospettiva, che che ha la bellezza infinita del mondo naturale, dell’ordine dove sembra tuffare energie promesse. L’artista ha indubbiamente edulcorato il tema orfico: non v’è dubbio che tra “essere” e “apparire” c’è il ponte del sogno, un cosmo affascinante, arcano,misterioso, con la vivacità creativa, libera di interpretare emozioni e sensazioni, ricordi, suggestioni e miti della nostra infanzia e della nostra giovinezza con uno schizzo di surrealtà, memoria, materia: archetipi umani che tornano ad affiorare per completare un pensiero già espresso nella più completa armonia e libertà espressiva e comunque sempre nella molteplicità dell’unità pittorica. Una tavolozza la sua, ricca di affascinanti risultati per narrare e colorare le vicende della vita, in simbiosi di valori atavici, dei nostri padri in una natura fatta di silenzi parlanti. Per tutto ciò dobbiamo convenire che sincero, spontaneo, genuino è il suo bisogno interiore di voler comunicare agli altri le sue gioie, i suoi sogni, il suo mondo “metafisico”, lontano dall’avvilente realtà sensibile e materiale, creando piuttosto un contesto ambientale, improbabile, arcano, misterioso dove sembrano echeggiare suoni melodiosi provenienti da altre galassie, da ben altri pianeti. Non v’è alcun dubbio che l’artista Francesco Orefice abbia studiato con amore e passione l’arte del passato ed abbia approfondito tutto il “NOVECENTO” che ci lasciamo alle spalle per dare all’opera una voce  originale, la sua “ voce”, ricca di tonalità ben modulate e di timbri cromatici di rara intensità. Ad essere sincero avrei voluto poter citare tutte le bellissime opere del nostro artista, ma mi è praticamente impossibile. Per questo motivo, ne citerò solo alcune, a caso come: “NATURA MORTA”, “ROSE AL CHIAR DI LUNA”, “GIRASOLI”, AL CHIAR DI LUNA”, OMAGGIO ALLA CALABRIA”, “ODORI MEDITERRANEI”,  “OMAGGIO ALLA SICILIA”, “NATURA MORTA ESOTERICA”, “NUDO CON TRULLI”. Possiamo senz’altro affermare che le suddette opere rappresentano, a mio giudizio, la testimonianza più valida ed evidente delle sue doti umane. La sua sensibilità verso tutte le “creature” del mondo naturale, la sua ricchezza spirituale brillano di vivida luce attraverso le delicate atmosfere dipinte, come pure risultano la varietà e la qualità della miriade di caldi messaggi rivolti alla società contemporanea e all’uomo-individuo perché sappiano rispettare, tra l’altro, gli equilibri necessari  nell’ecosistema per assicurare il futuro dell’Umanità. Francesco Orefice ha spiccate qualità artistiche, innate, direi, che grazie alla sua notevole esperienza maturata nei moltissimi anni dedicati al campo delle arti figurative, si sono impreziosite sempre più di nuovi simboli, di singolari codici e di delicati segni, che certamente contraddistinguono e connotano le sue opere, rendendole uniche. Non v’è dubbio che il nostro artista ha un particolare gusto del colore e predilige la luminosità degli spazi, accosta i colori con grande padronanza e perizia tecnica per ottenere così il perfetto amalgama dell’insieme. Le morbide, vellutate trasparenze confermano la delicatezza del suo sentire e, in alcune opere, mi è parso di notare che vi aleggi una nota nostalgica e malinconica, sofferta per una realtà vagheggiata nel tempo e che oggi sembra irrimediabilmente perduta, per sempre. Sarà, è la poesia delle “memorie”, dei ricordi d’infanzia che ritornano con forza, genuinità e spontaneità espressiva a rendere particolarmente interessanti le sua opere, di notevole spessore artistico. Tra l’altro, degno di nota, a mio avviso, è il disegno, nitido, preciso, cristallino, sempre molto curato, ad identificare spazi, oggetti e figure che maggiormente hanno colpito il suo estro, la sua fantasia. In ultima analisi non penso di essere smentito quando affermo che l’artista Francesco Orefice è senza dubbio tra i più sensibili e validi esponenti dell’attuale panorama delle arti figurative.

 

(Caivano - NA - 2003)

 

Angelo Di Lieto 

Il "Silenzio" nelle opere dell'artista Francesco Orefice

L’Artista Francesco Orefice, partendo da un punto reale della vita quotidiana, attraverso sfumature, fughe, colorazioni vivaci posizionate nelle diverse profondità di campo, crea, in perfetta armonia cromatica, strutturazioni composite di notevole precisione, nelle quali gli elementi realizzati convivono in uno spazio senza tempo e dove la forma ed i segni s’illuminano nella piena luce solare. Ogni creazione, interpretata in chiave moderna, è efficace, seria, di notevole professionalità, inflessibile e precisa nella realizzazione, mentre la molteplicità dei colori, in tematiche studiate e colte di Storia e di Simboli, è pari alla musica polifonica, nella quale note e suoni determinano la perfezione dell’opera sinfonica e la varietà del ritmo variabile e brillante. Ogni percezione ha un riflesso tonale che esprime luce ed energia, materia e spirito  ed il risultato è simbiosi tra azione ed emozione. Il risultato non è semplicemente visione di quello che giornalmente si osserva, sarebbe facile leggere così un’opera di Francesco Orefice, la complessità sta invece nel comprendere intimamente, dalla figurazione, il pensiero, l’ispirazione, la conoscenza, il processo creativo, le motivazioni che hanno spinto a realizzare l’opera, in una gerarchia di visioni sovrapposte, sino ad arrivare alla piena centralità ed all’intensità, in una scala di valori, che conducono alla sublimazione massima nella totale profondità dell’esposizione spaziale. Nelle aggregazioni degli oggetti ed in quella realtà interpretata, l’immaginazione parte dalla soglia sentimentale ed intellettuale, sin quando quell’insieme di forze e di tensioni, nella visione descrittiva e nella piena coscienza del suo animo e del passaggio che lo circonda, diventa magia, mistero, fascino e creatività. Così l’idea, nella trasformazione, vien fuori fortemente rafforzata e diventa formazione ed informazione culturale, nel mentre il pensiero, nel suo elaborato divenire, diventa azione ed immagine. I paesaggi inondati di sole, i cieli azzurri e le marine solitarie, gli ulivi contorti, vivi e saggi nell’età secolare, girasoli che raccolgono in pieno i raggi solari, marionette e simbologie statuarie, i diversi prodotti della terra celebrati in movimenti di grande illuminazione divina, la sublimazione della vita tranquilla e millenaria del Sud in paesaggi urbani con vie, sentieri, case e lampioni, in un’atmosfera di rievocazione universale e di varietà di colori, costituiscono il mondo pittorico dell’Artista Orefice. Ma la luce illumina anche personaggi pensosi, eleganti nell’animo e nell’aspetto, sofisticati, curati, enigmatici nella visione interiore, ora turbati ed ora profondamente sereni. Pertanto ogni espressione non è finalizzata a rappresentare un ritrattiamo classico e tradizionale, ma, con il modello e l’impostazione, in un clima di religiosità anche laica, intende dare e far conoscere le sue creature, a riflettere, a pensare e ad entrare nei loro sogni, nel loro respiro e nei loro intimi pensieri. Nel suo viaggio di spazi misurati ed artistici, il tempo, le riflessioni, le composizioni, le linee, la forma, i volumi, l’energia, ogni superficie diventa attività artistica, fusione cromatica, raffinato equilibrio, perfetta armonia, insegnamento, ritmo melodico e delicato romanticismo. Nella totale luminosità, la “Rivelazione” eletta è la piena percezione di un profondo, sublime, pensante “Silenzio”.

(Catanzaro 2003)

 

Rino Boccaccini

          ...Francesco Orefice,che in questi giorni espone a “L’ANGOLO” di Catanzaro Lido, è un autentico protagonista del nostro tempo. Un tempo che egli suscita con la solidità e la corposità delle sue figure e dei suoi paesaggi. Un tempo che egli sente e vive intensamente e che,con fresca ideatività e morbidezza tonale, traduce, racconta tra leggenda e realtà. Una pittura forte, con una vena di simbolismo capace di destare una suggestione di immagini vibranti. Orefice introduce nelle sue opere una certa fermentazione di penetrante originalità dalla quale colore e spazio, prendono respiro, esprimendo i caratteri di una raffinata tecnica compositiva. Una pittura dal linguaggio sempre improntato alla coerenza e mai alla forma retorica. Una pittura che, nella specifica caratterizzazione dei contenuti ambientali, si fa autorevole portavoce di ansie e di attese...

L'Eco di Ferrara

(Ferrara 1977)

 

Mario Domenico Storari

          ...La pittura di Francesco Orefice che definiamo onirica pur entrando nel suo Realismo Sociale, è costruita con oggetti familiari, ma compongono un rituale che è insieme nevrosi e magia. Essi costituiscono la struttura rappresentativa della coscienza. L’ambizione di questa pittura è quella di dilatare fino a un punto di  astrazione concettuale gli oggetti assunti a pretesto del racconto. Le sue opere sono tecnicamente di alta levatura ad affrontare una tematica impegnativa dove è palese una cerebralità filosofica con aperture che propongono inquietanti interrogativi. Nello spazio, dove solitudine e malinconia coprono l’infinito, brandelli di umanità surreale viaggiano senza tempo e senza meta. Realtà che hanno perso ogni forma usuale pur conservando la materia tradizionale, oggetti e ricordi che indicano alla riflessione su un domani abbastanza vicino. Nei quadri di Orefice il colore, libera e spontanea materia di espressione, si aggruma in materia luminosa e illuminante, vibrante e varia in perenne divenire...

(Cesena 1978)

 

Enzo Angiuoni

       ...Nelle opere di Francesco Orefice una serie di paesaggi portano, al visitatore il sole, le luci, il respiro e la poesia della terra calabra; calore prospettiva,tagli dei quadri, che a guardarli ti portano sugli immensi orizzonti che lo spazio delimitato dalle cornici parrebbe escludere, fanno di ogni opera un racconto, un canto, cioè il dolce tormento che è nelle cose dalla cui rafferenza, restituisce un sorriso di delizia. Quadri di grande impegno come un paesaggio dilatato in un mondo infinito che domina una delle pareti lunghe, o tele di di minima dimensione dove sono fermati motivi    con felice resa compositiva che fanno della pittura di Orefice una varietà di toni e voci da essere impressionanti ed allietati. Siamo dinanzi ad un pittore che esalta la vita per quanto nella vita è amore, commozione, musica . La pittura del maestro calabro-campano arriva al cuore di tutti...

Verso il Futuro

"Mensile di cronaca cultura ed arte"

(Avellino 1976)

 

Nino Scalisi

       ...Potremmo definire ancora questo pittore un poeta: poeta che colora poesie sulle tele e che partendo dalla Terra trasloca per il Cosmo. Gli artisti autentici del resto tentano il cielo, tengono soprattutto ad “estrarsi” (almeno nei loro momenti ispirativi, perché del resto sono uomini) da ciò che è solamente terreno; interessi, commercialismo, pensieri contigenti ed inevitabili della loro esistenza, imposizioni sociali, ecologici, partitici, ecc…. Anelano a rinnovamenti più sostanziali ed eccelsi. Questi come il nostro “protagonista”, sono gli uomini ispirati per eccellenza, uomini che fanno dell’arte veramente con risultati evidenti, tangibili, di un certo assodato valore...

I Protagonisti della pittura europea contemporanea

(Campobasso 1978)

 

Silvano Motta

         …Nell’ordine compositario delle strutture delle strutture tecniche risiede e si armonizza la bravura di Francesco Orefice. La linearità dei temi, la ricerca delle proporzioni ad ogni costo, le quadrature coloristiche dei toni appena sensibilizzati; costituiscono il punto di partenza di ogni arte che si perfeziona e si concretizza solo col tempo, per cui l’arte di Francesco Orefice, costituisce al momento un punto di partenza e non di arrivo. Pertanto, solo un’analisi accurata dei presupposti certamente positivi, anche se operano quel senso di distacco dalle sensazioni primarie di un’arte evoluta fatta non di sola ragione, ma di impulsi interiori che danno forza soggettiva e immediatezza comunicativa, ci può dare l’essenza attraverso la quale percepire le doti naturali di questo artista indubbiamente validi, e il costruttivismo della Sua pittura che comunque resta sempre legata ad una buona scuola…

(Messina 1975)

 

Vanni Riva

       ...La ricerca di un colore che concorra a determinare i presupposti di uno sviluppo che non sia di essenza contemplativa, anche quando per caso indugi a sensibilizzare emozioni, diviene per Francesco Orefice mezzo di disciplina formale e insieme di indagine. La visione dell’artista rientra in un realismo che si aggira intorno alla esperienza tonale con una costruzione ricercata verso la saldezza dell’impianto disegnativi nei suoi piani costruttivi... 

(Messina 1975)

 

Carlo Conrotto

       ...Un barlume di speranza in un domani migliore, l’Orefice lo evidenzia con un uso sapiente di quei toni bianchi nelle sue opere fatte sia di tenui colori che di foschi bruni sulla base dell’azzurro che egli predilige, e con essi, egli fissa sulla tela sia lontane casupole o microscopiche città dell’amore, sia orizzonti lontani ma che potranno essere raggiunti anche agevolmente…

(Avellino 1978)

 

Lucio Barbera

       ...L’artista non si limita all’interpretazione del vero, di ciò che appartiene all’esperienza  concreta, ma si avvale della pittura e dell’oggetto pittorico per comunicare un proprio messaggio…

(Messina 1976)

 

Giuseppe Martucci

       ...Molto sentito lo spazio nelle sue figure, che si esprimono con efficace limpidezza simbolica nella soggettualità  della ricerca. Non osserva disarmonia di colore nelle immagini, ma più una realizzazione di luce che vezzeggia una fresca liricità intimistica e reale nel contempo…

(Milano 1976)

 

Nino Ferraù

       …Ama la libertà come prima condizione dell’arte, ma non accetta il disordine, la mostruosità, il capriccio, a nome di una presunta sperimentazione...

(Messina 1975)

 

Nino Scalisi

       ...Potremmo definire ancora questo pittore un poeta: poeta che colora poesie sulle tele e che partendo dalla terra trasloca per il Cosmo. Gli artisti autentici del resto tentano il cielo, tengono soprattutto ad “astrarsi”…

 

(Campobasso 1978)

 

Giusi Verbaro Cipollina

       ...E’ la sua vicenda esistenziale che a mio parere , il pittore persegue nei suoi lavori, una vicenda in cui si integrano uomini e cose, penetrata con vigore d’artista e con sofferta partecipazione d’uomo. C’è nella sua pittura un chiaro riflesso di filosofia naturalistica non priva di una scoperta religiosità del tempo filtrata attraverso messaggi di silenzioso disinganno. Se la natura è infatti il tema dei suoi lavori, celato tra i suoi pennelli vi è l’uomo che tale natura ha manipolato, trasformato, inquinato…

(Catanzaro 1978)

 

Toni Iermano

       ...Nei quadri di Orefice, soprattutto in quelli di carattere archeologico, si ritrova l’angoscia esistenziale del mondo contemporaneo e la ricerca, quasi la tentazione del tempo perduto. La tematica del passato, il continuo confrontarsi con il presente, l’angoscia del futuro, la presenza mistica della donna sono i tratti caratterizzanti della poetica di Orefice...

(Avellino 1976)

 

Antonio Palumbo

...Nella pittura di Francesco Orefice la dimensione dell’uomo assume un significato che dà il senso ad una realtà al di fuori di ogni convenienza e di ogni ismo di turno…

(Catanzaro 1976)

 

Pasquale Talarico

       ...Nelle opere di ultima generazione in particolare appare chiara e si coglie anche abbastanza facilmente l’angoscia ed il grande senso di umana solidarietà e fratellanza verso creature in parte vere ed in parte immaginarie, dove l’artista forse si rifugia volentieri e trova conforto per sfuggire per quanto possibile all’inarrestabile furia della realtà virtuale, delle falsità, della corruzione e dell’assurdo mondo dell’umana ipocrisia contemporanea…

(Catanzaro 2001)

 

Giuseppe Talarico

       ...Così gli spettatori che visitano una mostra, sono presi letteralmente dalla bellezza delle sue composizioni, per cui diventa estremamente facile parlare d’arte, di paesaggi, di fiori, composizioni di vita dimenticata di antichi personaggi, che oggi sono dimenticati o spariti…

 

 

(Catanzaro 2000)

 

Antonio Caggiano

       ...Oggetti, figure, ambienti, dove il primo piano di un nudo delicato irrompe simbolicamente a significare l’imponenza e la grazia architettonica di un monumento o di una chiesa , oppure le combinazioni di elementi diversi, fra gli oggetti del passato e quelli del momento, insieme all’archeologico e al quotidiano, innestando un delicato orfismo della materia e tutto si compone e si determina come un racconto eterno di vita, di passioni, di momenti, e vi scorre l’emblematica di come siamo stati o siamo…

(Ferrara 2002)

 

Giampaolo Palumbo

       ...Orefice è il poeta degli spazi ampi e profondi, degli squarci di vita vera, vissuta, degli intensi aneliti di libertà, conquistato col frutto di tanti sacrifici.Orefice ha attinto dalle sue due terre l’amore  per la natura, la predisposizione a comporre le cose semplici di ogni giorno. Il suo è un messaggio umanitario, ecologico, teso allo sviluppo di un mondo nuovo, migliore, coerenti ai “concetti” del Creato, ma che sia soprattutto libero da ogni soggezione e tendenza distruttiva…

(Avellino)